Chiesa Madonna del Carmelo

Chiesa Madonna del Carmelo

L’antica chiesa della Beata Maria Vergine del Carmelo in Pescara, sec XVI-XVII

“… per la difesa di detto fianco sinistro (del fiume Pescara), vi è un fosso murato e fortificato con due baluardi e fosso attorno che lo dicono Villa Rampina nel quale non sono altro che due case per quartiere dei soldati ed una Cappella…”

“… nel luogo dell’antica testa di ponte, vicino al breve tratto di mura ancora conservato, è oggi identificabile con la chiesa del Carmine...” 1

Origine e cenni storici

La chiesetta dedicata alla Beata Maria Vergine del Carmelo è poco conosciuta dai pescaresi in quanto situata all’interno dell’area demaniale della Caserma Manfredo Fanti di Pescara, in via Pesaro 7. Il sito non è  liberamente accessibile per comprensibili motivi di sicurezza ed il tempietto sacro viene frequentato prevalentemente dal personale della Questura.

La sua odierna collocazione, in un contesto paramilitare, proietta una tipologia di comunicazione sulle origini non aderente alla realtà.

Una chiesa che ormai  si ritiene nata all’interno della fortezza di Pescara e che nel tempo subisce modifiche architettoniche e mutamenti di destinazione d’uso in funzione dei poteri militari alternatisi sul territorio.

Dedicato alla Madonna del Carmine, il luogo sacro nel XVII sec. è l’unico esistente a nord del fiume Aterno. La condizione rimane fino al novembre del 1665, quando viene aperto sulla collina di Castellammare un nuovo punto di culto col nome di “Madonna dei Sette Dolori”.

L’attestazione che nel 1631, in una zona ritenuta a quei tempi “eremitica” (zona Ospedale), esisteva la piccola chiesetta di S. Giuseppe, sorta per opera dei Cappuccini, allo scopo di annettervi un nuovo convento per il loro ordine (atto notarile del 14.12.1665), compare nella presente relazione come una parentesi di carattere documentario, in considerazione della insignificante frequentazione dei fedeli al sito.2

La controversia sulle decime sacramentali, attivata nel 1832 dagli organi municipali, conferma l’operosità della piccola chiesa e la sua titolazione in S. Maria del Carmine. Nel documento se ne attesta l’istituzione nel XVII sec. e si afferma la certezza di uno stato giurisdizionale prettamente civile in quanto l’edificio è costruito o meglio riattato da alcuni coloni che avevano ricevuto assenso alla coltivazione delle circostanti terre incolte dal Marchese del Vasto. Questi coloni, provenienti per lo più da zone agricole del teramano e dalle Marche, partecipano alla vita sociale degli abitanti di Pescara, costituendo di fatto un punto di aggregazione all’Università.

La chiesuola è sottoposta alla giurisdizione civile del Camerlengo di Pescara, e la giurisdizione religiosa ricade nella Diocesi di Penne, in quanto l’area in cui sorge la chiesetta è a nord del fiume, mentre l’amministrazione della giustiza è assicurata dal Tribunale di Teramo.

L’istituzione sacra ai margini della fortezza è gestita da un cappellano inviato dall’Ordinario della Diocesi di Penne, e gode, fin dal lontano ‘600, di un appannaggio in grano che, all’epoca della controversia, ancora viene somministrato da alcuni abitanti di ville e masserie, più o meno distanti dal luogo di culto.

L’entità, replicata successivamente anche per la nuova piccola chiesa della Madonna dei Sette Dolori, è fissata in sei stoppelli per componente il nucleo familiare in età di ricevere la S. Comunione, corrispondente ad una coppa  di grano.3

Coppam unam, seu stuppellos sex frumenti bonae qualitatis cunciae et mensurae in propria domo dicti

Curati in die decimaquinta Mensis Augusti in perpetuum eorum sumptibus tam pro unoquoque illorum

quam pro uxoribus, Filiis, Fratibus, et Famulis presentibus, et futuris actis ad recipiendum Sanctum

Corpus Cristi, nec non promiserunt et obligaverunt sic facere debeant omnes in futurum venientes in

habitatione in dicto territorio Piscariae ultra flumen sub dicata Cura.

Con l’allestimento del nuovo luogo di culto ai Colli, più vicino alle abitazioni e più praticabile alle popolazioni ultra flumen, la decima di fatto non viene più elargita in esclusiva al “Curato Eclesiae Villae Rampinae intus Forticillium Piscariae” 4

Con il passare degli anni  e con il consolidamento strategico delle opere di difesa della piazzaforte le pratiche di culto, nel tradizionale ricovero lungo la cinta muraria, diventano sempre più difficoltose e poco consone agli orari di lavoro dei coloni. Inglobata, ormai incastrata, sempre più fra le mura della piazzaforte, la chiesa subisce in maniera sproporzionata i ferrei regolamenti vigenti per la cinta difensiva e comunque vincoli d’impiego.

Tuttavia la fabbrica religiosa è sottoposta a lavori di restauro e continua ad essere frequentata dagli abitanti della fortezza  poiché le aule sacre appaiono non sufficienti per numero e dimensioni.

Tra il 1818 e il 1820  il Comune di Castellammare, in virtù dell’autonomia amministrativa seguita alla riorganizzazione delle amministrazioni locali voluta da  Giuseppe Napoleone, ne rivendica, senza alcun risultato,  la  giurisdizione.

L’edificio viene oramai considerato  struttura nata in un contesto militare.

Gli accordi Lateranensi riportano solo nominalmente la giurisdizione del luogo di culto alla Diocesi di Penne-Pescara.

Nell’elenco dei beni restituiti agli Enti ecclesiastici a seguito del Concordato non figura, infatti, la piccola chiesa.

Permane lo status demaniale su una costruzione che più appropriatamente sarebbe dovuta appartenere alla municipalità comunale o religiosa.

Eclesia Villae Rampinae

L’aspetto attuale deriva da un’azione di straordinaria manutenzione finalizzata all’insediamento della Questura di Pescara nel sito della caserma.

La cerimonia di benedizione ed inaugurazione della restaurata Chiesa è avvenuta il 29 settembre 2001. Nell’occasione è stata posizionata all’interno del luogo sacro, a ridosso dell’altare, una preziosa statua in legno di pari epoca raffigurante S. Michele Arcangelo, patrono dell’arma.

Descrizione

La chiesa della Beata Maria Vergine del Carmelo ritrova l’originaria conformazione storica dei secoli XVI-XVII. L’aspetto esteriore preannuncia l’idea di una scarna essenzialità architettonica anche degli spazi interni. Una semplice facciata di tipo aquilano chiude un volume scandito sui fianchi da pilastri aggettanti che scompongono lo spazio interno in tre brevi campate. La piccola aula è coperta da una volta a botte lunettata, impostata su un cornicione continuo che comunica con i sostegni.

La navata è unica ed è conclusa da un abside a parete piana sulla quale si disegna una sinuosa doppia cornice a stucco che riquadra l’immagine della Vergine. È la raffigurazione della Madonna del Carmelo che, seduta su un gruppo di nuvole, sorregge il Bambino.

Uno spesso strato di intonaco, sovrapposto nel tempo, determina un appiattimento delle masse volumetriche. La perdita in resa dei particolari e delle poche tracce di colore rimaste è evidente. Ai limiti, e a completamento della rappresentazione sacra, assurgono i resti di un coro baroccheggiante di testine di angeli e di scapolari, simboli di devozione dell’ordine.

L’altorilievo in gesso, insieme con i decori tardosettecenteschi, sottili e ricorrenti orditi di stucchi dai motivi fitomorfi, domina l’ambiente ben illuminato dalle finestre aperte nelle lunette.

La tinteggiatura alle pareti, ai cornicioni, alle lesene ed ai festoni, praticata in sede di restauro, è eseguita in tricromia, con l’impiego di pitture a base di latte di calce.

Ipotesi

Il corpo della chiesetta, oggi parzialmente racchiuso in un tratto di mura ancora conservato, era avulso dall’impianto iniziale della piazzaforte. Le dimensioni iniziali della costruzione dovevano essere ancora più modeste rispetto allo stato attuale e l’ordine architettonico  doveva apparire di una semplicità disarmante.

Il piano di calpestio era posizionato  ad un livello inferiore di cm 50 circa rispetto all’odierno e la soffittatura, che quasi sicuramente non presentava fregi o preziosismi vari, si poneva ad un’altezza orientativa di metri 3.

La dedica era comunque ricongiungibile alla venerabile figura della Madonna.

Un esame della facciata, ora rivestita di malta cementizia, potrebbe dare ordine alla successione dei livelli strutturali nel tempo.

Non è peregrina l’ipotesi su una destinazione votiva della costruzione ancora più antica, data la particolare collocazione del tempietto lungo l’ asse viario nord-sud, collegato con il ponte e con l’apertura del varco doganale dell’altra sponda del fiume.

La posizione, ai limiti della cinta urbana, potrebbe essere  testimonianza di un insediamento abitativo risalente a epoca precedente la costruzione della cinquecentesca piazzaforte.

I coloni avrebbero proceduto nel XVII secolo ad una ristrutturazione di uno spazio di origine votiva preesistente,  adeguandolo alle necessità religiose del momento.

Nessun collegamento, invece, tra la Chiesa di Rampigna ed il culto di Iside, ipotizzato con il rinvenimento nelle vicinanze del frammento d’epigrafe dedicato alla dea. Il reperto, unitamente alla presenza nell’area di grandi strutture di approdo alla città, confermerebbe solo l’esistenza di un’articolata corporazione di armatori per la gestione delle attività portuali.

La dea Iside assurgeva a simbolo e ad arcana  protezione delle loro attività armatoriali.

L’inglobamento drastico nelle strutture murarie della piazzaforte si sarebbe originato di fatto almeno un secolo più tardi. Contemporaneamente ai volumi sarebbero mutate decisamente le caratteristiche architettoniche. Motivi baroccheggianti avrebbero invaso lo spazio interno con preziosismi non estremamente accentuati qualitativamente.

La motivazione dell’ ulteriore trasformazione rimane tuttora sconosciuta.

I mutamenti d’uso dell’edificio registrati nel tempo

1741          La chiesola è definita “cappella diruta”.

Anno 1848…..  ? La costruzione di due caserme di cavalleria riordina gli spazi della zona Rampigna, quasi a corona della chiesetta, che negli ultimi lustri ottocenteschi è dichiarata “militare” e dedicata a S. Martino.

Anno 1856 Trovasi soppressa convertita ad uso di magazzino (mancante di pavimento e perfino della porta d’ingresso) e posta dietro la cortina nord-ovest, tra le due caserme di cavalleria.

1885          diventa magazzino di legna e foraggi.

1894          Il locale è segnalato come casamatta.

(Anni ’50)  Il locale appare come magazzino-deposito della POL.G.A.I.

1998           La Questura subentra alla POL.G.A.I., trasferita in nuova sede

2000           Iniziano i lavori di recupero della chiesa e dei locali antistanti.

2001           29 settembre- benedizione ed inaugurazione della chiesa.

Bibliografia di riferimento

1M. Raffaela Pessolano, Una Fortezza Scomparsa, Pescara 2006

2L.Lopez, Pescara dalle origini ai giorni nostri-Le chiese scomparse-pag.314

3L.Lopez, Pescara dalle origini ai giorni nostri-Le decime sacramentali-pag.113

4L.Lopez, Pescara dalla Vestina Aterno al 1815, L’Aquila 1985- pag.529

note supplementari:

1707  Chiesa dell’Assunta:  la chiesa del Carmelo viene segnalata con tale denominazione in

una una mappa dell’epoca.

1886  La Chiesa di S. Martino risulta sconsacrata. – fonte N. Scerni, Alcuni cenni sulla

fortezza di Pescara.

Pescara-luglio 2011