San Cetteo

San Cetteo

San Cetteo, simbolo della vita morale e religiosa delle generazioni cittadine

“Voglio ricordare ai pescaresi la mia storia, anche se servirà ben poco; appena la concludo vedrai che ci sarà il solito ritornello dell’assedio di Pescara che tornerà a galla.”

San Cetteo nella storia della spiritualità pescarese

“Oh San Ciattè, Patrone de Pescara,

Salvaci da lu fiume e da lu mare!”

S.Cetteo e l’agiografia ufficiale

Il ripristino da parte dell’abate Don Giuseppe Natoli dei festeggiamenti civili e religiosi del Patrono di Pescara, che erano stati interrotti nel 1961, su decisione controversa fra l’allora vescovo Iannucci e Monsignor Brandano, ci ripropone un’agiografia del santo non aderente completamente alle versioni, evidenziate talvolta con “pittoresche varianti”, desunte dai ricordi dei cittadini.

I cardini essenziali della vita del Santo riattualizzano, se vogliamo, uno schema d’impianto storico comune in tutte le versioni esistenti.

Le diversità degli altri particolari, a coronamento degli accadimenti, spostano di poco le conclusioni finali e sembrano pensate, quasi tutte, per generare e migliorare l’osmosi cittadina col santo.

San Cetteo, era Vescovo di Amiterno al tempo di San Gregorio Magno (600 d.c.)

Durante il suo episcopato(568-597) due capi longobardi (Umblone e Aloi) occuparono quella città ed egli, per non assistere alle loro depredazioni, si rifugiò a Roma. Per sedare il malcontento dei cittadini, una missione longobarda si recò da San Gregorio Magno, e dopo aver promesso solennemente un trattamento umanitario per i cittadini che si fossero sottomessi, ottenne che San Cetteo ritornasse ad Amiterno. Sorto un certo dissenso fra i due capi longobardi, San Cetteo interpose la sua opera pacificatrice.Sospettato di tradimento da uno dei due capi (Umblone) fu condannato a morte e gettato nel fiume Aterno con una pietra attaccata al collo: era il 597 d.c..Il corpo fu recuperato alla foce del fiume che nel suo ultimo tratto, avvicinandosi alla città dannunziana, prende il nome di fiume Pescara, e da allora sempre è stato onorato come Vescovo Santo e Martire di questa città.

Le reliquie di San Cetteo, vescovo e martire, Patrono della città di Pescara e della Arcidiocesi di Pescara Penne, furono custodite per secoli nella Cattedrale di Chieti, e sono state restituite a Pescara in occasione della Dedicazione della Chiesa al Patrono, il 1 settembre 1977, e deposte in un urna de’argento, in seguito rubata, sotto l’altare maggiore della Cattedrale.

– Avverte S.Cetteo:

“.. Ricordare la mia storia servirà a ben poco. I pescaresi vogliono che il loro santo sia più legato

al trascorso cittadino.

Vedrai che  tornerà a galla il solito ritornello dell’assedio di Pescara………”

Infatti:

S.Cetteo nell’immaginario dei pescaresi breve storia pescarese:

Il dalmata Cetteo fu in un primo momento addetto alla pulizia del tempio.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu  presto

benvoluto da   tutti ed imparò subito a servire la messa.

La sua vita da allora fu una continua ascesa verso l’affermazione della sua forte personalità: ancora giovanissimo divenne Vescovo e comandante in capo del forte di Aterno e/o Piscaria.

San Cetteo Vescovo e Martire fu vescovo dall’anno 568 al 597, fino a quando il 13 giugno fu decapitato dai longobardi che, dopo lungo assedio, erano riusciti a penetrare nella piazzaforte.

Martirizzato, fu buttato nel fiume Pescara.

Erano tempi duri, quelli, per i cittadini di Aterno dove due fazioni, quella dei Greci Bizantini e quella dei Longobardi si contendevano il dominio della città.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto preso a farsi benvolere Nel corso del 597 il contrasto tra i due tiranni Aloiso e Umblone si fece più aspro; il primo occupò la porta orientale, l’altro quella occidentale.

Aloiso, inferiore per  forza, cospirò per fare entrare  , dalla sua porta, l’esercito del conte Veriliano, suo alleato.

Ma un accorto cittadino avvisò per tempo il vescovo Cetteo, il quale esortò i cittadini alla resistenza.

L’esercito del conte fu respinto, I seguaci di Aloiso scacciati e lo stesso Aloiso decapitato.

Cetteo aveva invano tentato di salvarlo e per questo fu imprigionato.

Fu legato con le mani dietro la schiena e gettato nel fiume Pescara, dal ponte marmoreo, con una grossa pietra al collo.

Era il 13 giugno del 597.

Nei giorni seguenti, un pescatore di Giadera (Zara), sulla sponda slava, trovò sulla spiaggia, un cadavere con un masso al collo.

Immediatamente fu avvertìto il Vescovo del posto il quale ordinò che  al cadavere fosse data sepoltura. Non conoscendo chi fosse lo sventurato, gli fu dato il nome di Pellegrino.

Nelle notti che seguirono, sulla fossa nella quale era sepolto Pellegrino, furono viste delle luci e, pensando    ad un evento miracoloso, un padre

S.Cetteo nell’immaginario dei pescaresi breve storia pescarese:

Il dalmata Cetteo fu in un primo momento addetto alla pulizia del tempio.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu  presto

benvoluto da   tutti ed imparò subito a servire la messa.

La sua vita da allora fu una continua ascesa verso l’affermazione della sua forte personalità: ancora giovanissimo divenne Vescovo e comandante in capo del forte di Aterno e/o Piscaria.

San Cetteo Vescovo e Martire fu vescovo dall’anno 568 al 597, fino a quando il 13 giugno fu decapitato dai longobardi che, dopo lungo assedio, erano riusciti a penetrare nella piazzaforte.

Martirizzato, fu buttato nel fiume Pescara.

Erano tempi duri, quelli, per i cittadini di Aterno dove due fazioni, quella dei Greci Bizantini e quella dei Longobardi si contendevano il dominio della città.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto preso a farsi benvolere Nel corso del 597 il contrasto tra i due tiranni Aloiso e Umblone si fece più aspro; il primo occupò la porta orientale, l’altro quella occidentale.

Aloiso, inferiore per  forza, cospirò per fare entrare  , dalla sua porta, l’esercito del conte Veriliano, suo alleato.

Ma un accorto cittadino avvisò per tempo il vescovo Cetteo, il quale esortò i cittadini alla resistenza.

L’esercito del conte fu respinto, I seguaci di Aloiso scacciati e lo stesso Aloiso decapitato.

Cetteo aveva invano tentato di salvarlo e per questo fu imprigionato.

Fu legato con le mani dietro la schiena e gettato nel fiume Pescara, dal ponte marmoreo, con una grossa pietra al collo.

Era il 13 giugno del 597.

Nei giorni seguenti, un pescatore di Giadera (Zara), sulla sponda slava, trovò sulla spiaggia, un cadavere con un masso al collo.

Immediatamente fu avvertìto il Vescovo del posto il quale ordinò che  al cadavere fosse data sepoltura. Non conoscendo chi fosse lo sventurato, gli fu dato il nome di Pellegrino.

Nelle notti che seguirono, sulla fossa nella quale era sepolto Pellegrino, furono viste delle luci e, pensando    ad un evento miracoloso, un padre condusse lì a pregare il figlio cieco dalla nascita. Dopo le preghiere il ragazzo acquistò la vista.

Si venne a sapere del martirio subìto da Cetteo, vescovo di Aterno e si pensò che a trasportare il corpo fin lì fossero stati gli angeli.

Il vescovo santificato è oggi il protettore di Pescara.

San Cetteo, simbolo della vita morale e religiosa delle generazioni cittadine

“Voglio ricordare ai pescaresi la mia storia, anche se servirà ben poco; appena la concludo vedrai che ci sarà il solito ritornello dell’assedio di Pescara che tornerà a galla.”

San Cetteo nella storia della spiritualità pescarese

“Oh San Ciattè, Patrone de Pescara,

Salvaci da lu fiume e da lu mare!”

S.Cetteo e l’agiografia ufficiale

Il ripristino da parte dell’abate Don Giuseppe Natoli dei festeggiamenti civili e religiosi del Patrono di Pescara, che erano stati interrotti nel 1961, su decisione controversa fra l’allora vescovo Iannucci e Monsignor Brandano, ci ripropone un’agiografia del santo non aderente completamente alle versioni, evidenziate talvolta con “pittoresche varianti”, desunte dai ricordi dei cittadini.

I cardini essenziali della vita del Santo riattualizzano, se vogliamo, uno schema d’impianto storico comune in tutte le versioni esistenti.

Le diversità degli altri particolari, a coronamento degli accadimenti, spostano di poco le conclusioni finali e sembrano pensate, quasi tutte, per generare e migliorare l’osmosi cittadina col santo.

San Cetteo, era Vescovo di Amiterno al tempo di San Gregorio Magno (600 d.c.)

Durante il suo episcopato(568-597) due capi longobardi (Umblone e Aloi) occuparono quella città ed egli, per non assistere alle loro depredazioni, si rifugiò a Roma. Per sedare il malcontento dei cittadini, una missione longobarda si recò da San Gregorio Magno, e dopo aver promesso solennemente un trattamento umanitario per i cittadini che si fossero sottomessi, ottenne che San Cetteo ritornasse ad Amiterno. Sorto un certo dissenso fra i due capi longobardi, San Cetteo interpose la sua opera pacificatrice.Sospettato di tradimento da uno dei due capi (Umblone) fu condannato a morte e gettato nel fiume Aterno con una pietra attaccata al collo: era il 597 d.c..Il corpo fu recuperato alla foce del fiume che nel suo ultimo tratto, avvicinandosi alla città dannunziana, prende il nome di fiume Pescara, e da allora sempre è stato onorato come Vescovo Santo e Martire di questa città.

Le reliquie di San Cetteo, vescovo e martire, Patrono della città di Pescara e della Arcidiocesi di Pescara Penne, furono custodite per secoli nella Cattedrale di Chieti, e sono state restituite a Pescara in occasione della Dedicazione della Chiesa al Patrono, il 1 settembre 1977, e deposte in un urna de’argento, in seguito rubata, sotto l’altare maggiore della Cattedrale.

– Avverte S.Cetteo:

“.. Ricordare la mia storia servirà a ben poco. I pescaresi vogliono che il loro santo sia più legato

al trascorso cittadino.

Vedrai che tornerà a galla il solito ritornello dell’assedio di Pescara………”

Infatti:

S.Cetteo nell’immaginario dei pescaresi breve storia pescarese:

Il dalmata Cetteo fu in un primo momento addetto alla pulizia del tempio.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto

benvoluto da tutti ed imparò subito a servire la messa.

La sua vita da allora fu una continua ascesa verso l’affermazione della sua forte personalità: ancora giovanissimo divenne Vescovo e comandante in capo del forte di Aterno e/o Piscaria.

San Cetteo Vescovo e Martire fu vescovo dall’anno 568 al 597, fino a quando il 13 giugno fu decapitato dai longobardi che, dopo lungo assedio, erano riusciti a penetrare nella piazzaforte.

Martirizzato, fu buttato nel fiume Pescara.

Erano tempi duri, quelli, per i cittadini di Aterno dove due fazioni, quella dei Greci Bizantini e quella dei Longobardi si contendevano il dominio della città.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto preso a farsi benvolere Nel corso del 597 il contrasto tra i due tiranni Aloiso e Umblone si fece più aspro; il primo occupò la porta orientale, l’altro quella occidentale.

Aloiso, inferiore per forza, cospirò per fare entrare , dalla sua porta, l’esercito del conte Veriliano, suo alleato.

Ma un accorto cittadino avvisò per tempo il vescovo Cetteo, il quale esortò i cittadini alla resistenza.

L’esercito del conte fu respinto, I seguaci di Aloiso scacciati e lo stesso Aloiso decapitato.

Cetteo aveva invano tentato di salvarlo e per questo fu imprigionato.

Fu legato con le mani dietro la schiena e gettato nel fiume Pescara, dal ponte marmoreo, con una grossa pietra al collo.

Era il 13 giugno del 597.

Nei giorni seguenti, un pescatore di Giadera (Zara), sulla sponda slava, trovò sulla spiaggia, un cadavere con un masso al collo.

Immediatamente fu avvertìto il Vescovo del posto il quale ordinò che al cadavere fosse data sepoltura. Non conoscendo chi fosse lo sventurato, gli fu dato il nome di Pellegrino.

Nelle notti che seguirono, sulla fossa nella quale era sepolto Pellegrino, furono viste delle luci e, pensando ad un evento miracoloso, un padre

S.Cetteo nell’immaginario dei pescaresi breve storia pescarese:

Il dalmata Cetteo fu in un primo momento addetto alla pulizia del tempio.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto

benvoluto da tutti ed imparò subito a servire la messa.

La sua vita da allora fu una continua ascesa verso l’affermazione della sua forte personalità: ancora giovanissimo divenne Vescovo e comandante in capo del forte di Aterno e/o Piscaria.

San Cetteo Vescovo e Martire fu vescovo dall’anno 568 al 597, fino a quando il 13 giugno fu decapitato dai longobardi che, dopo lungo assedio, erano riusciti a penetrare nella piazzaforte.

Martirizzato, fu buttato nel fiume Pescara.

Erano tempi duri, quelli, per i cittadini di Aterno dove due fazioni, quella dei Greci Bizantini e quella dei Longobardi si contendevano il dominio della città.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto preso a farsi benvolere Nel corso del 597 il contrasto tra i due tiranni Aloiso e Umblone si fece più aspro; il primo occupò la porta orientale, l’altro quella occidentale.

Aloiso, inferiore per forza, cospirò per fare entrare , dalla sua porta, l’esercito del conte Veriliano, suo alleato.

Ma un accorto cittadino avvisò per tempo il vescovo Cetteo, il quale esortò i cittadini alla resistenza.

L’esercito del conte fu respinto, I seguaci di Aloiso scacciati e lo stesso Aloiso decapitato.

Cetteo aveva invano tentato di salvarlo e per questo fu imprigionato.

Fu legato con le mani dietro la schiena e gettato nel fiume Pescara, dal ponte marmoreo, con una grossa pietra al collo.

Era il 13 giugno del 597.

Nei giorni seguenti, un pescatore di Giadera (Zara), sulla sponda s

San Cetteo, simbolo della vita morale e religiosa delle generazioni cittadine

“Voglio ricordare ai pescaresi la mia storia, anche se servirà ben poco; appena la concludo vedrai che ci sarà il solito ritornello dell’assedio di Pescara che tornerà a galla.”

San Cetteo nella storia della spiritualità pescarese

“Oh San Ciattè, Patrone de Pescara,

Salvaci da lu fiume e da lu mare!”

S.Cetteo e l’agiografia ufficiale

Il ripristino da parte dell’abate Don Giuseppe Natoli dei festeggiamenti civili e religiosi del Patrono di Pescara, che erano stati interrotti nel 1961, su decisione controversa fra l’allora vescovo Iannucci e Monsignor Brandano, ci ripropone un’agiografia del santo non aderente completamente alle versioni, evidenziate talvolta con “pittoresche varianti”, desunte dai ricordi dei cittadini.

I cardini essenziali della vita del Santo riattualizzano, se vogliamo, uno schema d’impianto storico comune in tutte le versioni esistenti.

Le diversità degli altri particolari, a coronamento degli accadimenti, spostano di poco le conclusioni finali e sembrano pensate, quasi tutte, per generare e migliorare l’osmosi cittadina col santo.

San Cetteo, era Vescovo di Amiterno al tempo di San Gregorio Magno (600 d.c.)

Durante il suo episcopato(568-597) due capi longobardi (Umblone e Aloi) occuparono quella città ed egli, per non assistere alle loro depredazioni, si rifugiò a Roma. Per sedare il malcontento dei cittadini, una missione longobarda si recò da San Gregorio Magno, e dopo aver promesso solennemente un trattamento umanitario per i cittadini che si fossero sottomessi, ottenne che San Cetteo ritornasse ad Amiterno. Sorto un certo dissenso fra i due capi longobardi, San Cetteo interpose la sua opera pacificatrice.Sospettato di tradimento da uno dei due capi (Umblone) fu condannato a morte e gettato nel fiume Aterno con una pietra attaccata al collo: era il 597 d.c..Il corpo fu recuperato alla foce del fiume che nel suo ultimo tratto, avvicinandosi alla città dannunziana, prende il nome di fiume Pescara, e da allora sempre è stato onorato come Vescovo Santo e Martire di questa città.

Le reliquie di San Cetteo, vescovo e martire, Patrono della città di Pescara e della Arcidiocesi di Pescara Penne, furono custodite per secoli nella Cattedrale di Chieti, e sono state restituite a Pescara in occasione della Dedicazione della Chiesa al Patrono, il 1 settembre 1977, e deposte in un urna de’argento, in seguito rubata, sotto l’altare maggiore della Cattedrale.

– Avverte S.Cetteo:

“.. Ricordare la mia storia servirà a ben poco. I pescaresi vogliono che il loro santo sia più legato

al trascorso cittadino.

Vedrai che  tornerà a galla il solito ritornello dell’assedio di Pescara………”

Infatti:

S.Cetteo nell’immaginario dei pescaresi breve storia pescarese:

Il dalmata Cetteo fu in un primo momento addetto alla pulizia del tempio.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu  presto

benvoluto da   tutti ed imparò subito a servire la messa.

La sua vita da allora fu una continua ascesa verso l’affermazione della sua forte personalità: ancora giovanissimo divenne Vescovo e comandante in capo del forte di Aterno e/o Piscaria.

San Cetteo Vescovo e Martire fu vescovo dall’anno 568 al 597, fino a quando il 13 giugno fu decapitato dai longobardi che, dopo lungo assedio, erano riusciti a penetrare nella piazzaforte.

Martirizzato, fu buttato nel fiume Pescara.

Erano tempi duri, quelli, per i cittadini di Aterno dove due fazioni, quella dei Greci Bizantini e quella dei Longobardi si contendevano il dominio della città.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto preso a farsi benvolere Nel corso del 597 il contrasto tra i due tiranni Aloiso e Umblone si fece più aspro; il primo occupò la porta orientale, l’altro quella occidentale.

Aloiso, inferiore per  forza, cospirò per fare entrare  , dalla sua porta, l’esercito del conte Veriliano, suo alleato.

Ma un accorto cittadino avvisò per tempo il vescovo Cetteo, il quale esortò i cittadini alla resistenza.

L’esercito del conte fu respinto, I seguaci di Aloiso scacciati e lo stesso Aloiso decapitato.

Cetteo aveva invano tentato di salvarlo e per questo fu imprigionato.

Fu legato con le mani dietro la schiena e gettato nel fiume Pescara, dal ponte marmoreo, con una grossa pietra al collo.

Era il 13 giugno del 597.

Nei giorni seguenti, un pescatore di Giadera (Zara), sulla sponda slava, trovò sulla spiaggia, un cadavere con un masso al collo.

Immediatamente fu avvertìto il Vescovo del posto il quale ordinò che  al cadavere fosse data sepoltura. Non conoscendo chi fosse lo sventurato, gli fu dato il nome di Pellegrino.

Nelle notti che seguirono, sulla fossa nella quale era sepolto Pellegrino, furono viste delle luci e, pensando    ad un evento miracoloso, un padre

S.Cetteo nell’immaginario dei pescaresi breve storia pescarese:

Il dalmata Cetteo fu in un primo momento addetto alla pulizia del tempio.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu  presto

benvoluto da   tutti ed imparò subito a servire la messa.

La sua vita da allora fu una continua ascesa verso l’affermazione della sua forte personalità: ancora giovanissimo divenne Vescovo e comandante in capo del forte di Aterno e/o Piscaria.

San Cetteo Vescovo e Martire fu vescovo dall’anno 568 al 597, fino a quando il 13 giugno fu decapitato dai longobardi che, dopo lungo assedio, erano riusciti a penetrare nella piazzaforte.

Martirizzato, fu buttato nel fiume Pescara.

Erano tempi duri, quelli, per i cittadini di Aterno dove due fazioni, quella dei Greci Bizantini e quella dei Longobardi si contendevano il dominio della città.

Per il suo carattere, per la sua bontà e per la vivida intelligenza Cetteo fu presto preso a farsi benvolere Nel corso del 597 il contrasto tra i due tiranni Aloiso e Umblone si fece più aspro; il primo occupò la porta orientale, l’altro quella occidentale.

Aloiso, inferiore per  forza, cospirò per fare entrare  , dalla sua porta, l’esercito del conte Veriliano, suo alleato.

Ma un accorto cittadino avvisò per tempo il vescovo Cetteo, il quale esortò i cittadini alla resistenza.

L’esercito del conte fu respinto, I seguaci di Aloiso scacciati e lo stesso Aloiso decapitato.

Cetteo aveva invano tentato di salvarlo e per questo fu imprigionato.

Fu legato con le mani dietro la schiena e gettato nel fiume Pescara, dal ponte marmoreo, con una grossa pietra al collo.

Era il 13 giugno del 597.

Nei giorni seguenti, un pescatore di Giadera (Zara), sulla sponda slava, trovò sulla spiaggia, un cadavere con un masso al collo.

Immediatamente fu avvertìto il Vescovo del posto il quale ordinò che  al cadavere fosse data sepoltura. Non conoscendo chi fosse lo sventurato, gli fu dato il nome di Pellegrino.

Nelle notti che seguirono, sulla fossa nella quale era sepolto Pellegrino, furono viste delle luci e, pensando    ad un evento miracoloso, un padre condusse lì a pregare il figlio cieco dalla nascita. Dopo le preghiere il ragazzo acquistò la vista.

Si venne a sapere del martirio subìto da Cetteo, vescovo di Aterno e si pensò che a trasportare il corpo fin lì fossero stati gli angeli.

Il vescovo santificato è oggi il protettore di Pescara.

lava, trovò sulla spiaggia, un cadavere con un masso al collo.

Immediatamente fu avvertìto il Vescovo del posto il quale ordinò che al cadavere fosse data sepoltura. Non conoscendo chi fosse lo sventurato, gli fu dato il nome di Pellegrino.

Nelle notti che seguirono, sulla fossa nella quale era sepolto Pellegrino, furono viste delle luci e, pensando ad un evento miracoloso, un padre condusse lì a pregare il figlio cieco dalla nascita. Dopo le preghiere il ragazzo acquistò la vista.

Si venne a sapere del martirio subìto da Cetteo, vescovo di Aterno e si pensò che a trasportare il corpo fin lì fossero stati gli angeli.

Il vescovo santificato è oggi il protettore di Pescara.