Vicentino Michetti

Vicentino Michetti

Già ai primi anni dell’800 la vecchia Pescara vantava una specie di teatro all’interno dell’ospedale militare di S.Giacomo.

Una sala stretta e lunga, quasi un corridoio dal soffitto basso, un palcoscenico che si evidenziava dal calpestio per alcune tavole appena sollevate da terra, una platea costituita da panche e sedie prese in prestito dalle scuole.

Nel 1874 divenne praticabile un’area per spettacoli all’aperto gestita da alcuni imprenditori privati

all’angolo tra le vie G.D’Annunzio e Conte di Ruvo, il cosidetto Politeama Aternino.

(Ndr il Politeama era nato dall’iniziativa di quattro giovani pescaresi, invero destinata a non eccessiva fortuna).

Nel 1907 Donato Verrocchio fu autorizzato a completarlo, ma chi poi lo riprogettò e costrui più capiente e decoroso e più adeguato all’importanza della città fu il Michetti.

Michetti, rilevando la struttura, si era impegnato  con l’amministrazione comunale dell’epoca a rimodernarla e all’uopo affidò il progetto di risanamento strutturale ad  Antonino Liberi, un architetto geniale che seppe realizzare un teatro maestoso ed elegante.

Si dovette attendere fino al 1910 perchè Pescara potesse avere finalmente un vero e proprio teatro. Un connubio di idee fra i due attori principi della costruzione, porta ad una particolare attenzione alla facciata dell’edificio con la gradevole evidenza del liberty floreale in una serie di richiami di stile austro-tedesco.

Piacevoli I motivi creati dalla fascia marcapiano e dalla successione regolare delle finestre delimitate lateralmente da colonnine stile impero.

Il bugnato disegna solo discrezionalmente l’edificio. Prevale un senso generale di eleganza e di armonia

Michetti aveva costruito a Sarajevo per conto del Governo asburgico diversi edifici pubblici e privati;  aveva attinto una tendenza stilistica che aveva poi applicata all’architettura del teatro.

Il Teatro, inaugurato il 6 Agosto 1910, sorse sui resti del demolito Politeama Aternino e aveva, oltre la platea, tre ordini di palchi e il loggione.

Particolarmente grande era il ventilatore che veniva azionato nelle calde serate d’estate per mitigare la calura.

Non molto capiente era la fossa dell’orchestra .

Un’orchestra composta da 45 professori e 30 coristi, cui si aggiunse un coro di bambini, eseguì il Werther di Massenet il giorno dell’inaugurazione.

Successivamente, a distanza di qualche giorno e dello stesso autore, seguì la rappresentazione della Manon.

Per l’inaugurazione ufficiale intervenne un vero principe del foro dalla irresistibile eloquenza, l’avvocato Giuseppe Romualdi di Notaresco (Te), protagonista a Roma di famosi processi.