La Fortezza di Pescara

La Fortezza di Pescara

“Gioverà ricordare e non scordare mai!”

La PIAZZAFORTE

 

 

……………Più che una fortezza, quella di Pescara era una vera e propria piazzaforte.

Una Piazzaforte invero non sempre concordemente ritenuta perfetta per  forma e posizione ma comunque di rilievo per  significato militare.

Affluiva gente in questo sito per mare e per terra, soprattutto per attività commerciali, favorite dall’ottima posizione geografica e dalla rete di strade romane sussistenti.

Il luogo, dunque, appariva ‘di passaggio’ più che di stabile residenza, ma la città, seppur piccola, con la sua fortezza, la sua guarnigione, le fiere, il porto, le saline aveva una sua rilevanza in quella parte d’Italia legata alla grandezza atlantica della Spagna.

Era sede di tre consolati: quello inglese, quello austriaco e quello turco.(…)

  • La struttura difensiva della piazzaforte aveva una forma interna pressochè trapezoidale; i 7 bastioni a punta, unitamente al cosidetto rivellino, limite estremo di osservazione a nord ovest, chiamato volgarmente mezzaluna, conferivano alla fortezza una strana forma geometrica a stella.
  • L’intero complesso si calava su di un’ estensione di poco maggiore ai 17 Ha.
  • Ha 13.40.75 sulla destra
  • Ha  3.75.60 sulla sinistra, per lo più riservate a strutture militari.
  • Il fiume scorreva all’interno.
  • Gli spalti mutuavano l’intero perimetro della piazzaforte.
  • Un corridoio viario, largo 10 metri, adibito a ronda, costituiva il primo fronte di controllo esterno alla città.
  • All’interno delle mura, postazioni fisse di sorveglianza armata, insistevano sistematicamente ad una distanza  di 60 metri (31 passi e mezzo).
  • In corrispondenza dei bastioni il camminatoio diventava, per ragioni difensive, unico corpo con il punto di sorveglianza.  L’altezza dei bastioni era vincolata dalle necessità difensive e dal piano del terreno rispetto al fiume. Mediamente raggiungeva i 10 metri; la medesima quota in altezza si riscontrerebbe oggi, in un’analisi sommaria, nell’ informe costruzione del bagno borbonico, se ovviamente nella misurazione partissimo dalla quota dell’acciottolato che costituiva all’epoca la pavimentazione originaria. (oggi parzialmente visibile a 1,5 mt sotto l’attuale livello del Museo delle Genti).
  • In prossimità della “mezzaluna” la fascia di rispetto e di garanzia alle strategie difensive ed offensive era ancora maggiore.
  • I punti maggiormente sensibili della piazzaforte svettavano in altezza con ulteriori costruzioni concepiti sia per l’osservazione, sia per la possibile fonte di offesa.

A parte le inevitabili sovrapposizioni di alcune strutture generatesi nel tempo, la descrizione si potrebbe concludere immaginando, in generale, che le mura di cinta periferiche della piazzaforte

  1. il muro di scarpa esterno era caratterizzato da una pendenza intorno ai 10° gradi; riportava, ad una altezza di 4,60 metri, una caratteristica guarnitura a semitondo in pietra dal diametro di  quasi 41 cm. (16 pollici).          In realtà  la forma della pietra  era pressochè circolare e, inserita all’interno della struttura, aveva la funzione di distribuire e ammortizzare uniformemente i carichi delle strutture superiori. Il muro di scarpa interno presentava una inclinazione quasi doppia. (45° ).
  2. un ulteriore elevazione in verticale di 2,50 metri concludeva in altezza il primo avanzato assetto ostativo all’ingresso in città.
  3. da considerare che lo spessore a vista, nella parte superiore della cinta muraria, di circa mt.4,00 (2 canne), con il suo andamento a forma svasata verso l’esterno,aggiungeva ancora elevazione alla misurazione globale della cinta. L’altezza totale viaggiava intorno agli 8 metri  ( 4 canne) dal piano di campagna.
  4. il perimetro della cinta muraria interna era di m.2224, dei quali 1551 mt sulla destra e 673 mt sulla sinistra; l’edificio delle Caserme, dal lato fiume, rappresentava un’ulteriore vera e propria cortina di difesa .
  5. la torre che proteggeva da oltre mille anni il sito del ponte romano, rimaneva baluardo essenziale di difesa della cortina occidentale.
  6. All’interno della fortezza gli spazi abitativi erano compressi ovviamente dall’apparato delle mura e dai vincoli imposti dalle strategie di difesa.

La planimetria del centro storico, a sud del fiume, intorno all’anno 1600 fotografava un’occupazione urbana di 4500 mq di superficie, compresa la rete viaria.

Due secoli e mezzo dopo, alla vigilia dell’abbattimento delle mura, la superficie occupata era aumentata del 50% , sfiorando la soglia dei limiti di rispetto necessaria  per far rimanere integra l’efficienza operativa per cui la fortezza era stata progettata.

Porta Principale:

  • La Porta Principale si presentava su Via delli Quartieri alla stregua di un grande arco romanico alto 6 metri e largo 4. Con l’altra apertura similare, posta sulle mura del lato fiume, si andava a delimitare, all’interno della caserma borbonica, uno spazio profondo 15 metri e largo 12, riservato al corpo di guardia e al controllo daziario.
  • Due grandi portoni di legno chiudevano in quel punto l’accesso alla città al sopraggiungere del tramonto.
  • Al di sopra dell’arco capeggiava una grande meridiana che forniva l’ora giusta nelle giornate di sole. Nelle vicinanze un ponte di barche, trafficatissimo nei giorni di mercato, collegava le sponde del corso d’acqua.

Le altre porte erano direzionate su sbocchi viari

  • Porta S.Cristoforo
  • Porta Ortona
  • Porta Nuova
  • Porta Chieti
  • Porta Sale

note:

La caserma nel lato fiume si compone per la quasi totalità di un muro perimetrale portante dello spessore di due metri (nei pressi dell’officina Pitocco lo spessore è di 2,5 metri). Tre metri di muro separano invece gli interni dal lungofiume all’altezza dell’ingresso principale.

La profondità di costruzione nel punto ora adibito ad uffici del Museo Genti si aggira sui 7 metri, quella detenuta dall’archeoclub arriva ai 10 metri. Sedici sono i metri riscontrati nel punto di massima larghezza di questo irregolare isolato.

Marevecchio-                                 ”Lacus salinarum et piscariat”

Duemila anni fa esisteva, a sud del Ponte del mare, un lago salmastro e malarico utilizzato dai romani per la difesa dagli assedi. Il nemico, se aveva la capacità di attraversare questa specie di laguna alta 50/60 cm., veniva comunque fortemente decimato dalla malattia.

A quella parte di mare antistante, tuttora, è rimasta la denominazione di “mare-vecchio”, anche se, con la costruzione di nuove strutture si stanno man mano perdendo nel linguaggio topografico gli usuali riferimenti legati alla memoria storica.

A dimostrazione di quanto fossero all’epoca compressi gli spazi abitativi dalle mura, basta rilevare l’elevato indice di  costruzione urbana verso la costa dopo la demolizione.

L’espansione in un solo secolo sarà tale che solo nella proiezione verso il mare si coprirà agevolmente lo spazio urbano dell’intera piazzaforte.